Vendere Oro a Roma dove affidarsi?

main-qimg-42e25c8f886ca282389acdcb2aa78f67-cCome fare se si vuol vendere dell’oro usato a Roma al fine di ricavarne un immediato guadagno?

Come noto in Italia è possibile rivolgersi a delle aziende specializzate, i cosiddetti compro oro, le quali sono autorizzate ad acquistare oggetti in oro usato direttamente dai privati riconoscendo loro un pagamento in contanti o eseguito con modalità tracciabili per gli importi superiori ai limiti stabiliti dalle vigenti norme antiriciclaggio.
Se si possiedono gioielli o oggetti in oro di cui si è disposti a privarsi, magari perché danneggiati, inutilizzati, o semplicemente perché privi di valore affettivo, proporli a un compro oro può essere davvero una possibilità allettante, e assicurandosi questo inatteso extra è possibile concedersi qualche piccolo sfizio senza dover intaccare i propri risparmi, ad esempio un piccolo viaggio oppure un cellulare nuovo.
Sarebbe davvero un peccato, dunque, rinunciare a questa possibilità, e l’unica responsabilità del consumatore è quella di accertarsi che il compro oro a cui ci si rivolge sia autorizzato allo svolgimento dell’attività, dunque sia regolarmente iscritto al Registro degli operatori compro oro.
Ma quanto vale l’oro in mio possesso? Chi sta valutando la possibilità di vendere i propri gioielli o oggetti usati a un compro oro si pone legittimamente questa domanda, cerchiamo dunque di capire quali sono i fattori che influiscono sul valore di un oggetto realizzato in oro, o anche altri metalli preziosi quali l’argento.
Anzitutto va precisato che l’oro ha una quotazione valida su scala globale, di conseguenza questo parametro è valido in qualsiasi parte del mondo.
Non si tratta, tuttavia, di un valore stabile nel tempo: la quotazione dell’oro viene determinata quotidianamente tramite un processo che prende il nome di Fixing.
La quotazione dell’oro è soggetta a oscillazioni, dunque, tuttavia si può affermare senza esitazioni che il valore di questo metallo prezioso è sempre stato molto elevato e non è mai stato protagonista di cali rilevanti.
Parallelamente alla quotazione dell’oro devono essere considerate le caratteristiche degli oggetti che si vogliono vendere: il valore di un articolo in oro usato dipende ovviamente dall’effettiva quantità di oro in esso contenuta, ma anche dalla sua purezza.
Dal punto di vista qualitativo, infatti, non tutti gli oggetti in oro sono uguali: i gioielli e gli altri articoli in oro che possiamo avere a disposizione in casa sono composti infatti da leghe metalliche in cui figura anche l’oro, ma non sono degli oggetti in oro puro.
Per misurare il livello di purezza di un gioiello in oro o di qualsiasi altro oggetto in questo metallo si fa ricorso al carato (simboleggiato con kt), unità di misura che indica su 24 parti che compongono la lega metallica, quante di esse sono composte da oro.
Un articolo in oro di 1 kt è dunque realizzato in una lega metallica composta da oro per 1/24, di conseguenza un oggetto in oro 24 kt è a tutti gli effetti oro puro.
Come accennato è estremamente raro che gioielli e altri articoli in oro vantino 24 kt: un simile livello di purezza, di norma, è individuabile esclusivamente nei lingotti.
A determinare il valore di un oggetto in oro usato vi sono dunque 3 parametri: la quantità di materia prima in esso contenuta, il suo livello di purezza e la quotazione ufficiale dell’oro.
Alla luce di questo ci si potrebbe chiedere: ma un gioiello in oro è quindi destinato ad essere valutato in modo analogo da qualsiasi compro oro? La risposta è no.
Parallelamente agli aspetti fino ad ora menzionati, i quali sono assolutamente oggettivi, bisogna considerarne anche un altro: lo “spread” praticato dal compro oro, ovvero una percentuale che l’attività commerciale trattiene da ogni transazione per assicurarsi degli utili.
Lo spread non è fisso ma viene determinato liberamente dalle varie aziende operanti nel settore sulla base delle loro strategie commerciali, di conseguenza può accadere che per il medesimo oggetto si ricevano proposte differenti.
Chi vende l’oro usato può legittimamente rivolgersi al compro oro che effettua la proposta più alta, a condizione che, come detto, vengano rispettate tutte le norme che disciplinano il mondo dei compro oro.

Diamante, come sapere qual’è il suo valore

09-17-FTDiamonds__01Una delle frasi ricorrenti nell’ambito dei preziosi è “un diamante è per sempre” che riesce a sintetizzare tutto il valore di questa meravigliosa pietra: da un lato si tratta di una pietra non solo splendida alla vista, ma anche oggetto di regalo di fidanzamento in nome di un amore eterno, dall’altra è assolutamente incorruttibile e ha una durata illimitata nel tempo.

Ma cos’è veramente il diamante? Quali sono le sue caratteristiche? Come si calcola il suo valore?

Il diamante in realtà è una delle forme differenti in cui si presenta, in natura, l’elemento del carbonio. Il diamante è in particolare costituito da un reticolo composto da atomi di carbonio disposti in una precisa struttura che ha la forma di un ottaedro, ossia a 8 facce. Dal punto di vista della loro genesi, i diamanti si vengono a formare nel mantello terrestre, a grandissime profondità, tali per cui c’è una pressione altissima, requisito necessario alla formazione del diamante. I diamanti che vengono trovati in superficie si suppone provengano da una profondità del sottosuolo che va da 150 km a 225 km.

I diamanti hanno colore e dimensioni dei cristalli che possono anche essere molto diversi tra loro. Il record è quello del diamante denominato Cullinan, che fu trovato nel Sudafrica: aveva un peso di 3.025 carati, ossia di 605 grammi circa ed era perfetto sia come limpidezza che nel suo colore. Successivamente fu tagliato in 105 pietre diverse che andavano dai 500 ai 300 carati ciascuna.

Attualmente il diamante più grande è quello chiamato il Golden Jubilee che ha 545,67 carati ed è stato trovato nel 1985 in Sudafrica.

I diamanti che non risultano idonei a diventare gemme per le loro non perfette caratteristiche di luce e di colore vengono usati nell’industria in quanto hanno un costo inferiore ma hanno le loro caratteristiche di durezza assolutamente invariate.

Proprio a causa della sua durezza un diamante può essere tagliato o graffiato soltanto da altri diamanti. Il diamante inoltre riesce a conservare a lungo la sua lucidatura e resiste perfettamente a ogni tipo di usura: è questo il motivo, in aggiunta alla sua brillantezza e alla sua luce perfetta, per cui viene usato ampiamente nel campo della gioielleria.

Se si desidera acquistare un diamante perché sia montato su di un anello da fidanzamento o se si vuole fare soltanto un ottimo investimento, ma non si conoscono i criteri che possono guidare alla corretta scelta di un diamante, questi consigli possono essere estremamente utili.

Per quanto riguarda il valore di un diamante i fattori che determinano la qualità di un diamante sono identificati dalle quattro famose “C”, che provengono dalle iniziali dei quattro termini inglesi, e precisamente clarity, colour, cut e carat, che significano purezza, colore, taglio e peso, cioè caratura.

Per ciò che riguarda solo il colore, i diamanti sono tanto più puri quanto più sono incolori e trasparenti: infatti sono chiamati “Colorless”. Seguono i diamanti incolori, chiamati “Near Colorless” e alla fine le gemme che sono colorate, ossia le “Slighty Tinted”.

I diamanti incolori (colorless) non appaiono in effetti proprio così alla vista, in quanto le sfaccettature fanno sì che tutti i colori che sono presenti nell’ambiente vengano riflessi. L’impurezza che si trova più comunemente è quella dovuta all’azoto presente nella pietra e che attribuisce ad essa un colore giallino. La colorazione invece che si riscontra più raramente è il rosa o il rosso: i diamanti di questi colori sono in genere piuttosto piccoli. Esistono anche i diamanti blu e quelli verdi, ma questi ultimi sono davvero molto rari.

Passiamo ora alla purezza: le inclusioni che si possono eventualmente riscontrare si chiamano “carboni”, ma solo le eventuali fessure naturali, dette anche “ghiacciature” sono considerati difetti, o anche le tracce della sfaldatura e le “linee di accrescimento” cosiddette della pietra all’origine. In ordine di purezza il diamante si può definire IF (Internally Flawless) o F (Flawless). L’Istituto geologico americano ha definito una scala per la purezza dei diamanti usata a livello internazionale.

Tagliare una pietra grezza per farla diventare diamante da usare in gioielleria è un’operazione particolarmente delicata e difficile: prima di tagliare la pietra, il gemmologo deve prendere in considerazione la forma che deve avere il taglio, le proporzioni, il tipo di simmetria ed eventuali difetti della lucidatura. Se vengono commessi errori si può avere una diminuzione del valore del diamante. Il taglio in commercio più comune è il rotondo, chiamato anche a brillante, che ha minimo un numero di 57 faccette e inferiormente una tavola. Questa è la principale differenza tra il brillante e il diamante che i più confondono. Altri tagli molto diffusi sono quello a cuore, a trapezio, brillante ovale, a goccia, a marquise, a carré e tantissimi altri.

I diamanti di meno di un carato si possono suddividere in tre categorie: i “very good” che hanno un’eccezionale brillantezza, i “good” con brillantezza inferiore ed elementi visibili e alla fine i “poor” con difetti, più scadenti.

L’unità di peso dei diamanti è il carato che corrisponde a circa 200 milligrammi. I diamanti di grandi dimensioni sono più pesanti e valgono molto di più di quelli piccoli.

Per poter scegliere un diamante bisogna anche usare un’apposita lampada con una luce “fredda”, che simula la luce del giorno: se si vede il diamante solo con la lampada a spettro della gioielleria, quando che va all’esterno, si può notare che la lucentezza è inferiore.

Infine ogni diamante acquistate deve essere sempre accompagnato da un certificato in cui si riportano le caratteristiche della pietra, quasi una carta d’identità. Se il diamante ha poi un’incisione, fatta con il laser, con il numero del certificato, ha davvero gran valore.

Anche le proporzioni del taglio sono importanti, ossia le proporzioni e la finitura del diamante lavorato. Se un diamante ha delle proporzioni di tipo “very good” la sua brillantezza è ottimale. Se ha proporzioni “good ” la gemma ha un aspetto piuttosto spento.

Dal punto di vista commerciale esiste un vero e proprio listino prezzi, denominato “Rapaport Diamond Report” nel quale sono riportati i prezzi dei diamanti, da 0.01 a 5.99 carati. Il prezzo è in base non solo al peso, ma anche al colore, alla purezza e al suo taglio.

Un ultimo consigli: è bene scegliere un diamante con “vita”, ossia che abbia una grande lucentezza e brillantezza. Acquistare un diamante a Roma è consigliato rivolgendosi alla IGR – Istituto Gemmologico Roma.

Scopri il Canada più selvaggio, con i consigli del Tour Operator

Montagne rocciose CanadaLe Reve House Adventure è un tour operator specializzato nell’organizzazione di viaggi verso il Canada, l’Alaska e il Quebec. Vengono presentate vacanze all’insegna dell’avventura, con entusiasmanti escursioni turistiche e anche eco-safari lungo tutto questo vasto territorio. Il Canada è rinomato in tutto il mondo per i suoi 42 meravigliosi parchi naturali, dove la natura ha preservato intatta tutta la sua spettacolare bellezza. Per chi è alla ricerca di una vacanza in questo splendido paese, Le Reve House Adventure è in grado di proporre soluzioni estremamente interessanti soprattutto per andare alla scoperta delle parti più selvagge di questo grande paese. Il Canada ha da sempre affascinato milioni di viaggiatori grazie al suo territorio ricco di paesaggi mozzafiato avvolti in una natura ancora incontaminata che attirano sempre più persone che decidono di partire verso queste terre affascinanti e con una storia millenaria. Le offerte presentate da questo tour operator sono molte e si può veramente organizzare il viaggio dei propri sogni. Fra le varie soluzioni è stata studiata una vacanza per gli amanti del kayak della durata di 13 giorni in una delle riserve più belle di tutto il Canada: a Johnston Strait. Qui sarà possibile osservare da vicino le maestose megattere oppure ammirare nei cieli azzurri i voli delle aquile calve o ancora avere il privilegio di vedere branchi di orche marine nuotare nelle immense acque dell’oceano. Questo è il luogo ideale per chi ama perdersi tra le mille bellezze di una natura che ha conservato una flora ed una fauna ancora intatte e per praticare uno sport che permettere di godere in pieno di ogni particolarità di queste zone così affascinanti e selvagge. Quando si decide di andare a visitare le parti più selvagge di un paese è consigliabile sempre affidarsi ad agenzie dalla comprovata esperienza e serietà. Le Reve House Adventure, nel corso del tempo, ha acquisito una notevole esperienza nell’organizzazione di questa tipologia di viaggi. Per tutti gli amanti delle eco-escursioni sono stati pensati dei soggiorni dove riuscire ad osservare svariate specie di animali nel loro habitat naturale. Dei veri e propri safari ai quali si potranno alternare momenti dedicati allo sport prescelto ad altri dove si riusciranno a fare passeggiate a cavallo oppure a piedi in scenari da favola. I viaggi safari sono ideali per tutte quelle persone che amano una vacanza orientata verso la vita immersa nella natura. Fra le varie offerte presenti il Gran Safari orso grizzly - parchi canadesinel Great Bear Rainforest permetterà di andare ad esplorare la zona pluviale del Canada occidentale. Qui si potranno avvicinare i maestosi orsi Grizzly e gli affascinanti lupi, che popolano queste terre da secoli. Uno paesaggio incantato, per un soggiorno in uno degli ultimi paradisi naturali del nostro pianeta. Sono veramente molte le proposte di questo tour operator tra le quali poter scegliere quella che incarna meglio ogni sogno e desiderio, per una vacanza avvincente e indimenticabile. Il Canada offre un territorio molto vario e gli amanti della montagna potranno scegliere il tour guidato di gruppo fra le Montagne Rocciose e la British Columbia. Questo tipo di viaggio permette al visitatore di scoprire tutta la bellezza di queste zone con la garanzia di essere accompagnati da guide esperte e che parlano la lingua italiana. Un percorso ideale anche per gli amanti del trekking che riusciranno a percorrere in tutta sicurezza sentieri fra le montagne godendo di panorami che non hanno eguali al mondo. Per gli appassionati di fotografia sono stati pensati dei soggiorni dove poter praticare veri e propri fotosafari nelle varie riserve naturali, qui sicuramente si scatteranno delle immagini fantastiche. Nella zona ovest del Canada sono presenti svariati parchi che presentano un gran quantità di specie animali e di vegetazione rare. Orsi di varie razze e alci potranno essere fotografati in piena sicurezza e lungo tutto il litorale non sarà inusuale avvistare in mare branchi di orche. Un viaggio in Canada è un’esperienza unica, è uno stato che ha saputo preservare e proteggere le sue innumerevoli bellezze naturali per offrire ad ogni viaggiatore uno spettacolo indimenticabile.

Da Meo Patacca ristorante a Roma

amatricianaIl Ristorante Da Meo Patacca è nato nell’estate del 1959 per iniziativa dell’attore californiano Remington Olmsted, romano d’adozione e grande appassionato di cucina. Con l’apertura di questo locale, “Sor Remy” realizzava un sogno accarezzato da tempo: unire l’amore per il cinema a quello per il buon cibo e far rivivere nella Roma dei suoi tempi l’ambiente di una tipica osteria romana del XIX secolo con i suoi profumi, i suoi sapori e la sua atmosfera unica.

Non a caso, per rendere lo scenario ancora più realistico e suggestivo, Remington scelse di collocare la sua osteria romanesca in piazza dei Mercanti a Trastevere, dove ancora oggi si trova. Piazza dei Mercanti, in particolare, è un luogo ricchissimo di storia: qui, infatti, in passato si incontravano i mercanti, i capitani e i marinai che approdavano con le loro imbarcazioni nel vicino porto di Ripa Grande. Nel suo cinquantennio di attività, il ristorante ha conservato intatto lo spirito con il quale è stato fondato: per questo, ancora oggi, Da Meo Patacca è il punto di riferimento per turisti e buongustai che vi trovano i sapori genuini della più autentica cucina romana, uniti alla straordinaria sensazione di tornare indietro nel tempo.

Gli interni sono la fedele riproduzione di un’osteria romana dell’Ottocento; nelle giornate miti e soleggiate, i tavoli apparecchiati all’aperto permettono di immergersi nella suggestiva cornice trasteverina di Piazza dei Mercanti. Nel più puro spirito romanesco, le deliziose specialità della casa sono accompagnate da battute, stornelli e musica dal vivo proposti da musicisti professionisti e da personale in costume d’epoca, per ricreare fra le tavolate la divertente atmosfera di “caciara” e di calore familiare tipica delle antiche osterie romane. L’arredo del ristorante, curato fin nei minimi particolari, crea un’affascinante e pittoresca riproduzione delle locande ottocentesche: i lumi a gas, le candele e le padelle a olio diffondono nelle sale una incantevole luce soffusa. Assolutamente da non perdere sono le “serate di degustazione”, eventi esclusivi a numero chiuso dove cuochi e sommelier realizzano particolari abbinamenti fra vini e piatti caratteristici. Anche dal punto di vista culinario, il ristorante si è sempre attenuto fedelmente all’intento del fondatore, conservando intatte le antiche tradizioni e proponendo solo ricette dell’autentica cucina romana. Quella romana è una cucina popolare, rustica e povera: le sue ricette sono semplici ma ricchissime di gusto. Principalmente a base di carne, frattaglie e grassi animali, questa cucina custodisce in sé il fascino e i segreti di un mondo ormai scomparso dove prevale l’amore per la qualità, la genuinità e i buoni sapori.

Protagoniste della maggior parte dei piatti sono le carni (agnello, bovino, maiale) e, in particolare, il “quinto quarto” che comprende tutte le interiora commestibili quali trippa, rognoni, cuore, fegato, milza e animelle; altre parti utilizzate sono la lingua e soprattutto la coda, che viene solitamente cucinata alla vaccinara. Fra gli alimenti di origine vegetale, le ricette romane impiegano soprattutto i legumi, i broccoli, la cicoria, le puntarelle e i carciofi; largamente utilizzate sono le erbe aromatiche come la mentuccia, l’alloro, la salvia e il rosmarino. Tra i prodotti ittici spiccano il baccalà e le alici. Attenendosi scrupolosamente a questi dettami, la cucina del ristorante Da Meo Patacca propone i migliori piatti della cultura alimentare romana preparandoli con la stessa cura e dedizione delle antiche cucine domestiche. Per l’attenzione alla qualità delle materie prime, della preparazione e del servizio, il locale ha ricevuto la prestigiosa “Certificazione della ristorazione tipica” del progetto Fipe che mira ad incentivare le tradizioni gastronomiche e le produzioni tipiche locali.

Cosa potrete gustare al ristorante Da Meo Patacca?
Sicuramente la migliore pasta all’amatriciana, della quale vengono proposte diverse varianti; e ancora i maccheroni con la ricotta, i rigatoni cacio e pepe, gli spaghetti alla carbonara, le minestre di verdure e legumi. Fra i secondi piatti che delizieranno il vostro palato ci sono l’abbacchio (arrosto, al forno o in padella), il manzo in umido, la pajata al sugo, la trippa e la coda alla vaccinara. Non mancano i formaggi tipici e l’ampia scelta di contorni preparati con patate, carciofi, broccoli, peperoni, pomodori, cicoria e altri gustosi vegetali. Si chiude in bellezza con gli squisiti dolci tipici: mostaccioli, bignè, panpepato e pangiallo, solo per citarne alcuni. Atmosfera, sapori e colori: qui gli ingredienti per mangiare bene in allegria ci sono tutti. Per questo, il ristorante Da Meo Patacca è da cinquant’anni una meta altamente consigliata per chi vuole assaporare tutto il gusto della vera tradizione romana.

Oristano: tra Candelora e Sartiglia

candelora oristanoLa Sardegna attende con impazienza la Candelora, una ricorrenza che nell’isola viene vissuta con particolare interesse.

Nelle piazze di Oristano, cittadina del Campidano affacciata sulla costa occidentale della Sardegna, la Candelora acquisisce un significato tutto particolare: il due febbraio, infatti, alle ordinarie celebrazioni religiose, fa da contraltare la nomina dei Componidoris, le due persone che ricevono dal popolo il compito di guidare la futura Sartiglia. Quest’ultima affonda le sue origini nel XIV secolo e consiste in una giostra che si tiene durante il martedì grasso.

Migliaia di persone affollano le strade e le piazze della cittadina sarda per assistere a quella che è considerata una delle coreografie carnevalesche più spettacolari di tutta l’isola. La Sartiglia riporta alla memoria antichi duelli, nobiltà decadute e gli antichi costumi che connotavano le realtà agricole e pastorali della zona. Proprio a queste ultime doveva essere legata inizialmente la festa della Sartiglia, il cui nome fa riferimento al latino sors, sorte, e che serviva a propiziare raccolti fecondi ed una buona fertilità della terra. Le radici della Sartiglia sono antichissime e si fanno risalire alle giostre militari che in passato venivano utilizzate per addestrare le milizie a cavallo.

L’usanza venne introdotta con ogni probabilità dai Crociati, che dovevano aver appreso la pratica dai Saraceni, gli allora nemici del continente europeo e della cristianità. La Sardegna subì particolarmente l’influenza dei Mori per la sua vicinanza alle coste spagnole e tale pratica doveva essere stata mutuata direttamente dalle giostre cavalleresche arabe praticate in terra spagnola. La presenza della Sartiglia ad Oristano si fa risalire infatti già al XIII secolo, quando fu probabilmente introdotta nell’allora Giudicato di Arborea dalla Corte Aragonese. Col passare dei secoli la giostra equestre originaria deve aver subito numerose modifiche ed evoluzioni, fino a coinvolgere le classi sociali più basse, dopo che per secoli aveva connotato le manifestazioni delle classi più ricche e nobiliari.

La tradizione vuole che la mattina della Candelora, al termine della funzione religiosa, il Presidente Maggiore (in dialetto locale definito S’Oberaiu Majoure) consegni il simbolo della corporazione, il cosiddetto gremio dei contadini, a colui che è stato appena designato quale Componidori della confraternita appena citata. Il simbolo consiste in un cero ornato da fiocchi rossi, che si contrappone al cero dai fiocchi rosa e celesti che il Majorale en Cabo dona al Componidori che avrà il compito di guidare l’opposta confraternita dei falegnami. La cerimonia della donazione dei ceri si carica di note solenni e rappresenta l’investitura ufficiale dei due Componidoris, che a distanza di poco più di una settimana avranno il compito di guidare l’attesissima Sartiglia. L’investitura solenne dei Componidoris inaugura ufficialmente il Carnevale oristanese. Alla nomina seguono le parate organizzate dai soci dei due gremi, che al termine della cerimonia prendono a sfilare per le vie della città accompagnati e celebrati da musici, tamburini, trombettieri e da tutto il popolo in festa.

Al termine della parata, la giornata della Candelora ad Oristano si conclude con un rito bene augurante: i Componidoris, i gremi ed i cavalieri festeggiano l’investitura mangiando i tipici dolci alla mandorla e sorseggiando la vernaccia, il vino doc prodotto unicamente nella provincia di Oristano.

Vivere Piazza San Pietro

piazza san pietroPiazza San Pietro è la culla della cristanità mondiale. Costantemente brulicante di genti, devozione, allegria, misticismo ed entusiasmo, è uno dei luoghi imperdibili di Roma. Non si può scegliere di visitare la città eterna, senza dedicare almeno una giornata intera a questa magica piazza.

La piazza, che delimita il confine tra lo stato italiano e quello vaticano, presenta due varchi di accesso: quello di Porta Angelica, e quello di via della Conciliazione. Sorge in una piccola valle che si interpone tra il colle Vaticano e quello del Gianicolo; valle che, nella Roma Antica, era destinata ad ospitare il Circo di Nerone.

Le dimensioni della piazza sono imponenti, caratteristica apprezzabile sopratutto osservandola dall’alto. Lo spazio è suddiviso in due porzioni: la prima, a forma di trapezio, che accoglie la Basilica di San Pietro; la seconda, più grande, di forma ovale col maestoso obelisco Vaticano che si staglia al suo centro. A congiungere tra loro queste due aree, l’imponente colonnato opera di Gian Lorenzo Bernini
Le ellissi della piazza misurano 240 m di larghezza, all’incirca quanto il Colosseo, secondo le precise volontà del Bernini; mentre il colonnato è costituito da una quadruplice fila di 284 colonne in stile dorico e 88 pilastri, coronato da 140 statue di santi alte più di tre metri.

Queste informazioni di carattere storico artistico, sono preziose per coloro che si recano a Piazza San Pietro in “veste” di turisti. Ruolo che, probabilmente, almeno una volta nella vita abbiamo assunto un po’ tutti e che, inevitabilmente, culmina con la visita alla Basilica e la suggestiva ascesa al suo “cupolone”. A questo proposito suggerirei un posto confortevole dove dormire in questa zona: pulito, accogliente, gestito da gente cortese e disponibile, una guest house “atmosfere”, in via Leone IX, personalmente mi sono trovato molto bene.
Tornando alla Piazza, il turismo non è l’unico modo di viverla. Ne esistono molteplici altri, legati prevalentemente al ruolo di fedeli e pellegrini.

Si pensi a coloro che la domenica affollano la piazza per ascoltare la Santa Messa, l’Angelus, e ricevere la benedizione papale.
Gli eventi religiosi, del resto, non si limitano alla sola giornata domenicale. Anzi, da quando è asceso al soglio pontificio Papa Francesco si sono pure moltiplicati. Basti pensare alla benedizione delle coppie di fidanzati, voluta dal Santo Padre nel giorno di San Valentino; o ancora, alla recentissima benedizione dei “bambinelli” da apporre nel presepe, perfettamente in tema col clima natalizio che stiamo vivendo in questi giorni.

Vivere Piazza San Pietro vuol dire, anche, viverne intensamente i dintorni, il circondario; dove pullulano le occasioni di ristoro, di shopping, e anche di dedicarsi ad altre opportunità di turismo storico culturale.

La via più facile, per chi si muove a Roma col trasporto pubblico, per giungere a Piazza San Pietro è quella di servirsi della metropolitana. Occorre prendere la linea A e scendere alla stazione Ottaviano. Da qui, in soli dieci minuti a piedi percorrendo via Ottaviano e via di Porta Angelica, si giunge alla piazza.
Tale percorso è disseminato di ristoranti tipici dove pranzare, nonchè negozi di souvenir dove fare shopping. tutto ciò che acquistate non è ancora stato benedetto; quindi ricordatevi di farlo benedire da un sacerdote all’interno della basilica.

Dal momento che siete entrati da Porta Angelica, per uscire dalla piazza consigliamo di percorrere invece Via della Conciliazione. In nove minuti circa raggiungerete il lungo Tevere e Castel Sant’Angelo. Oltre ad ammirare il sempre suggestivo spettacolo dei ponti che attraversano il fiume, potrete anche visitare gli interni del castello (denomitato anche Mausoleo Adriano). La struttura è oggi adibita a museo, ripartito in più livelli e percorsi di visita.

A proposito di Musei. Gli amatori non possono fare a meno di visitare i musei Vaticani. Qui potrete ammirare le splendide sale affrescate da Raffaello, l’area egizia, la pinacoteca e, forse la sua attrazione più amata nel mondo, la cappella Sistina col famosissimo Giudizio Universale di Michelangelo.
Per raggiungere i musei dalla piazza è necessario uscire nuovamente da Porta Angelica, e percorrere via del Mascherino. Ancora una volta si tratta di poco più di 10 minuti.
Terminata la visita ai musei, potrete approfittarne per gustare il miglior gelato di Roma dal Old Bridge, in via Bastioni di Michelangelo.

Tutte le strade portano a Roma e tutte le strade di Roma portano alle piazze

piazza matteiVero e proprio museo a cielo aperto, Roma è famosa non soltanto per i suoi palazzi ed i suoi monumenti ma anche per le sue bellissime piazze, che durante le serate estive radunano i romani alla ricerca di un po’ di refrigerio e che tutto l’anno ospitano migliaia di turisti intenti ad ammirarne le suggestive bellezze.

Al fasto architettonico, questi splendidi luoghi di ritrovo uniscono la comodità dei servizi offerti da varie attività commerciali quali bar, enoteche, pub, ristoranti, gelaterie e trattorie tipiche. In tal senso, le piazze del centro storico si rivelano maggiormente attrezzate per venire incontro alle aspettative dei visitatori, offrendo loro un assaggio delle specialità tipiche locali; le piazze delle zone periferiche, invece, appaiono più attente alle esigenze del vivere quotidiano e abbondano di circoli culturali, centri ricreativi, cinema, caratteristici mercatini e diverse comodità come uffici postali, negozi, librerie, supermercati e servizi di vario tipo. Questa complementarietà offre al turista la possibilità di conoscere a fondo lo spirito di una delle città più belle del mondo: attraverso le sue piazze, infatti, Roma svela le sue mille sfaccettature fatte di storia, poesia e quotidianità.

Fra le più visitate dai turisti sono da ricordare Piazza San Pietro, Piazza di Spagna, Piazza del Popolo, Piazza Colonna, Piazza della Rotonda, Piazza Navona, Piazza Venezia e Piazza Trevi. Accanto a queste “tappe obbligate”, il percorso turistico di Roma non può prescindere da una visita alle piazze meno conosciute ma ricchissime di suggestione, come Piazza della Minerva, Piazza San Giovanni in Laterano, Piazza Santa Maria Maggiore, Piazza Barberini, Piazza Campo dè Fiori, Piazza Farnese, Piazza Santa Maria in Trastevere con la sua Basilica, Piazza Mattei e Piazza Minciò. Qui si possono ammirare scorci di rara bellezza ed assaporare il piacere della vita degli antichi borghi della città, la cui atmosfera è in molti casi rimasta intatta.

Piazza Mattei, in particolare, è una piazza piccolissima stretta fra antichi palazzi ed impreziosita dalla fontana delle Tartarughe; altrettanto caratteristica è Piazza Minciò, sita nell’elegante quartiere Coppedè, che spicca per i suoi edifici dalla forma irregolare e per la fontana delle Rane. Fra le più belle soste enogastronomiche occupa un ruolo di primo piano Piazza Farnese, che è possibile ammirare nelle sue forme classiche e pulite gustando una tazza di tè al celebre “Caffè Farnese“. Agli amanti del buon vino, invece, Piazza Navona e i suoi dintorni offrono l’opportunità di assaggiare un ottimo bicchiere di frascati e tanti squisiti piatti locali presso le numerose enoteche della zona, come l’”Enoteca Bleve” sita nel lussuoso palazzo Lante della Rovere.

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