Oristano: tra Candelora e Sartiglia

candelora oristanoLa Sardegna attende con impazienza la Candelora, una ricorrenza che nell’isola viene vissuta con particolare interesse.

Nelle piazze di Oristano, cittadina del Campidano affacciata sulla costa occidentale della Sardegna, la Candelora acquisisce un significato tutto particolare: il due febbraio, infatti, alle ordinarie celebrazioni religiose, fa da contraltare la nomina dei Componidoris, le due persone che ricevono dal popolo il compito di guidare la futura Sartiglia. Quest’ultima affonda le sue origini nel XIV secolo e consiste in una giostra che si tiene durante il martedì grasso.

Migliaia di persone affollano le strade e le piazze della cittadina sarda per assistere a quella che è considerata una delle coreografie carnevalesche più spettacolari di tutta l’isola. La Sartiglia riporta alla memoria antichi duelli, nobiltà decadute e gli antichi costumi che connotavano le realtà agricole e pastorali della zona. Proprio a queste ultime doveva essere legata inizialmente la festa della Sartiglia, il cui nome fa riferimento al latino sors, sorte, e che serviva a propiziare raccolti fecondi ed una buona fertilità della terra. Le radici della Sartiglia sono antichissime e si fanno risalire alle giostre militari che in passato venivano utilizzate per addestrare le milizie a cavallo.

L’usanza venne introdotta con ogni probabilità dai Crociati, che dovevano aver appreso la pratica dai Saraceni, gli allora nemici del continente europeo e della cristianità. La Sardegna subì particolarmente l’influenza dei Mori per la sua vicinanza alle coste spagnole e tale pratica doveva essere stata mutuata direttamente dalle giostre cavalleresche arabe praticate in terra spagnola. La presenza della Sartiglia ad Oristano si fa risalire infatti già al XIII secolo, quando fu probabilmente introdotta nell’allora Giudicato di Arborea dalla Corte Aragonese. Col passare dei secoli la giostra equestre originaria deve aver subito numerose modifiche ed evoluzioni, fino a coinvolgere le classi sociali più basse, dopo che per secoli aveva connotato le manifestazioni delle classi più ricche e nobiliari.

La tradizione vuole che la mattina della Candelora, al termine della funzione religiosa, il Presidente Maggiore (in dialetto locale definito S’Oberaiu Majoure) consegni il simbolo della corporazione, il cosiddetto gremio dei contadini, a colui che è stato appena designato quale Componidori della confraternita appena citata. Il simbolo consiste in un cero ornato da fiocchi rossi, che si contrappone al cero dai fiocchi rosa e celesti che il Majorale en Cabo dona al Componidori che avrà il compito di guidare l’opposta confraternita dei falegnami. La cerimonia della donazione dei ceri si carica di note solenni e rappresenta l’investitura ufficiale dei due Componidoris, che a distanza di poco più di una settimana avranno il compito di guidare l’attesissima Sartiglia. L’investitura solenne dei Componidoris inaugura ufficialmente il Carnevale oristanese. Alla nomina seguono le parate organizzate dai soci dei due gremi, che al termine della cerimonia prendono a sfilare per le vie della città accompagnati e celebrati da musici, tamburini, trombettieri e da tutto il popolo in festa.

Al termine della parata, la giornata della Candelora ad Oristano si conclude con un rito bene augurante: i Componidoris, i gremi ed i cavalieri festeggiano l’investitura mangiando i tipici dolci alla mandorla e sorseggiando la vernaccia, il vino doc prodotto unicamente nella provincia di Oristano.